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SANGO Wildlife Lodge – Zimbabwe

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SANGO Wildlife Lodge – Zimbabwe
5th best safari lodge in the world
Edmond Blanc Prize for Sustainable Development

 

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A journey to SANGO Wildlife Lodge in the heart of the Savé Valley Conservancy will take you to superlatives you never knew existed, taking in the marvellous variety of unique “Big5“ (elephant, lion, leopard, buffalo, and rhino) roaming free on 60.00 hectares of wild African bush.

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TOUCH ME by Rossano B. Maniscalchi at 9th La Jolla International Fashion Film Festival

TOUCH ME a film by Rossano B. Maniscalchi at 9th La Jolla International Fashion Film Festival
TOUCH ME a film by Rossano B. Maniscalchi at 9th La Jolla International Fashion Film Festival

Feeling proud!!!
Full of nomination for TOUCH ME (directed by Rossano B. Maniscalchi) at La Jolla International Fashion Film Festival 2018:

  • Best Director
  • Best Picture
  • Best Cinematography
  • Best Art Direction
  • Best Actor
  • Best Actress
  • Best Music
  • Best Fashion

Congratulations to the entire team!
(Special thanks to Rossano B. Maniscalchi and Walter Nestola for the press release, the backstage photos and for being so nice)
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ph. courtesy Rossano B. Maniscalchi

 

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TOUCH ME fashion film by Rossano B. Maniscalchi

 

  
  

vaifro@vaifrominoretti.it

  Milano – Italy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

REXITE – Salone del Mobile 2018

REXITE at Salone del Mobile 2018
REXITE at Salone del Mobile 2018 – photo Vaifro Minoretti for 1blog4u

REXITE has been operating in the design furniture industry for more than forty years.
The company immediately draws the attention of true Made in Italy lovers with the originality of its designs, its carefully chosen materials and the functional efficiency of its products.
Appreciated the world over, today the REXITE collections include …Enjoy the reading

REXITE at Salone del Mobile 2018
REXITE at Salone del Mobile 2018 – photo Vaifro Minoretti for 1blog4u

 

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ph Vaifro Minoretti for 1blog4u

INTERVIEWS by Vaifro Minoretti

 

L E G G I 

 

EMANUELE VISCUSO
L’artista italiano contemporaneo più conosciuto in America
L’artista italiano contemporaneo più conosciuto in America – Vaifro Minoretti
Il mondo intero ammira il Made in Italy. Molte persone, confidando nella sua sicura qualità, sono disposte a fare anche uno sforzo pur di essere in grado di acquistare un attraente articolo di marca italiana.

Il marchio “Made in Italy” è il terzo al mondo per notorietà, dopo quelli di Coca-Cola e VISA. Proprio per tutelare le ragioni di questo primato, è stato emanato uno specifico decreto legge, il nº 135 del 25 settembre 2009, che contiene l’art. 16 dal titolo: “Made in Italy e prodotti interamente italiani”.

Tale marchio è ormai sinonimo di qualità e prestigio e protegge la grande tradizione italiana e il riconoscimento che essa ha in tanti settori. Le aziende con la certificazione “100% Made in Italy” sono infatti sottoposte a una serie di accurati controlli atti a certificare che l’intero ciclo produttivo sia totalmente svolto in Italia e che il prodotto abbia tutti i parametri previsti dalle severe normative in materia.
Quando si parla di Made in Italy, l’opinione pubblica pensa per prima cosa alle grandi firme della moda, come Valentino, Versace, Armani, oppure alla Ferrari, agli occhi del mondo uno dei capisaldi tra le grandi firme del nostro paese. Però, a ben esaminare, il Made in Italy costituisce un fenomeno anche più complesso che abbraccia diversi settori industriali e attività economiche del nostro sistema, allargandosi dai beni industriali sino ai prodotti agricoli tipici, al turismo e ad altro. Il patrimonio artistico italiano, per esempio. Pare che il 70% dei beni artistici mondiali sia in Italia. E l’arte moderna e contemporanea non è da meno. Tra Futurismo, Transvanguardia e altri movimenti, anche gli italiani moderni hanno avuto da dire al mondo la loro.

Ma, se proprio vogliamo fare il nome di un grande e poliedrico artista italiano in perenne rinnovamento e molteplici partecipazioni in vari progetti, troviamo in pole position Emanuele Viscuso che, con le sue creazioni artistiche in vari campi, come scultura, design, musica, cinema e persino urbanistica, e con gli eventi culturali da lui creati e organizzati nel mondo e persino nello spazio (poi vedremo perché) è ritenuto un genio moderno ed un pilastro internazionale della cultura Made in Italy. Viscuso è artista per scelta. Infatti, da grande sognatore a quasi 33 anni, nel 1984, abbandona un sicuro impiego bancario per dedicarsi, senza alcuna sicurezza, alla musica, all’arte e alla cultura. Allora non sapeva ancora quanto avrebbe arricchito il nostro “Made in Italy”. Semplicemente, fece il passo che sentiva di fare, forse cosciente che quando si crede profondamente in qualcosa, i risultati non tardano ad arrivare. Fu così che l’artista, nato a Palermo la notte di Natale del 1952 da padre sculture e da madre preside di scuola media e musicista, volle unire le due loro arti e divenne scultore come il padre e musicista come la madre. Solo che lo fece totalmente da autodidatta. Aveva già studiato legge, laureandosi a Napoli col massimo dei voti e ora aveva meno tempo per studiare. Si buttò quindi direttamente nella pratica, non come un principiante, ma come fosse un maestro in entrambi i settori. D’altronde era già stato un “maestro” anche nell’abbandonare l’impiego in banca.

Non lo fece infatti con una semplice lettera di dimissioni ma con un bel necrologio sul Corriere della Sera, che recitava così: “Cessando di soffrire, dopo lungo travaglio, è passato a miglior vita Emanuele Viscuso, giovane impiegato di banca. Ne piangono la prematura scomparsa, i colleghi e quanti lo conobbero sul lavoro”.

Geniale fin dall’inizio della sua carriera, Viscuso continuò a dare applauditissimi concerti della sua meravigliosa musica neo-romantica, a creare quadri, chiamati “Disegni di musica”, e sculture modulari, geometriche e armoniche, chiamate “Musica solida”, compiendo quindi il sogno di fondere assieme le arti del padre e della madre. E solo pochi anni dopo l’inizio della sua carriera di scultore, iniziata nel 1986 con una grande mostra a Miami, la sua grande opera “Onda-Ponte sull’immaginario” era già parte dell’aeroporto intercontinentale dei Milano Malpensa.

Non pago di ciò, nel 1992 creò l’azienda “Emanuele Viscuso carte da parati trompe l’oeil” e con queste decorazioni riproducenti soprattutto antiche biblioteche, vendute subito in un centinaio di negozi in Italia e all’estero, ricoprì chilometri quadrati di pareti di case, hotel, locali pubblici e uffici.
L’artista, nel 1996, confermò la sua genialità con un’idea incredibile: fare la prima mostra d’arte in un aereo in volo. Fu così che nei cieli tra Vienna e Varsavia, a 10.000 metri d’altitudine, tra le 12 e le 13 – ora italiana – del 31 maggio 1996, avvenne lo straordinario happening: il primo vernissage della storia a svolgersi durante un regolare volo di linea. Per i fortunati e divertiti passeggeri del volo Rimini–Riga una mostra di sculture fu improvvisata dall’artista che, in volo verso la Lettonia per organizzare una sua personale, avendo con sé dieci sue piccole opere in legno, sorprese tutti offrendo un’anteprima con tanto di inviti (scritti a mano e consegnati lì per lì ai passeggeri), e con tanto di cocktail e di opere esposte tra i sedili reclinati di una parte dell’aereo con la compiacenza del comandante e delle hostess.

A confermare una carriera da Guinness in qualunque cosa facesse, nel 2000 creò una linea di gioielli-scultura il primo dei quali, una spilla, fu donato dal Consolato Britannico a Milano alla Regina Elisabetta in visita ufficiale. Così, mentre la sua prima grande scultura era incredibilmente finita in un aeroporto internazionale, altrettanto miracolosamente la sua prima spilla era arrivata alla Regina Elisabetta.

Viscuso però, nonostante lo amassero tutti, regine comprese, restava sempre una persona di grande umiltà e disponibilità verso gli altri. Soprattutto i meno abbienti.
Non tutti sanno che a Milano l’artista, pur avendo difficoltà a pagare già il proprio mutuo, diede un’abitazione gratuitamente per oltre vent’anni a una vecchina con una pensione minima. Inoltre, per lungo tempo, prestò servizio come volontario all’associazione Vozza, nel reparto neurochirurgia del Fatebenefratelli.

Il suo definitivo trasferimento negli Stati Uniti avviene nel 2000. Ma perché andarsene quando in Italia ormai aveva fatto tanto e non era certamente uno sconosciuto? Anche lì, semplicemente, fece il passo che sentiva di fare, quasi con la fede di un missionario, sicuro che i risultati non sarebbero tardati ad arrivare. Infatti, a Miami, Viscuso, pur continuando a fare lo scultore, ampliò la sua gamma creativa scrivendo di architettura e urbanistica, tenendo all’università delle lezioni di cinema e divenendo ideatore di eventi. Nel 2006 creò il Sicilian Film Festival, una fortunatissima vetrina internazionale della cinematografia siciliana giunta ormai all’ottava edizione, e nel 2008 creò il Festival Internazionale di Musica d’Organo (F.I.M.O.) che ha luogo in Sicilia da quattro anni. Ma dove Viscuso ha superato perfino se stesso è stato quando nel 2007 riuscì a convincere la Nasa a effettuare ufficialmente un evento sulla cucina italiana. Dove? Nello spazio, ed esattamente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Tutto ciò, oltre a procurargli premi e riconoscimenti (Premio Pepe dell’Accademia Italiana della Cucina, Chiavi della Città di Miami Beach, premio come Ambasciatore di Cultura della Regione Sicilia), contribuì a fare di Viscuso un personaggio seguitissimo dalla stampa americana e internazionale fino a farlo definire dalla stessa stampa “L’artista italiano più intervistato in America”. Le sue ultime creazioni? Dal logo della Fondazione Marilyn Monroe al bellissimo tavolo “Andromeda”, creato per De Mura, grande azienda pugliese che promuove nel mondo il migliore design italiano. Andromeda è in esposizione in questi giorni alla Cascina Cuccagna di Milano per il Fuori Salone 2013 di Milano e, per la sua particolare eleganza, è già stato notato da molti buyer internazionali. Poi c’è “Marvel Platter”, il piatto in oro e diamanti più costoso del mondo, creato con lo chef internazionale e amico Walter Martino.

Il piatto, da vendere ai ricchi per aiutare i poveri, secondo precise intenzioni caritatevoli dei due creativi, fa venire in mente la Saliera del Cellini, famosissimo pezzo in oro massiccio che il celebre scultore rinascimentale realizzò per Francesco Primo, re di Francia. Offrendo una sostanziosa fetta dei loro guadagni per aiutare i bisognosi, un po’ Benvenuto Cellini e un po’ Robin Hood, Viscuso e il suo amico chef hanno trovato il modo di togliere ai ricchi per, ancora una volta, donare ai poveri.
Chi, come il sottoscritto, ha avuto la fortuna di conoscere personalmente Emanuele Viscuso, non può che trovarsi d’accordo sul fatto che “l’artista italiano più intervistato in America” è in realtà una persona di grande umiltà e una fonte inesauribile di spiritualità in cui intelligenza, spirito e cordialità si fondono in un composto umano unico.

E così, come la sua musica parla, le sue parole sono musica e infondono una tranquillità e una serenità tali che anche il più annoiato sull’arte riuscirebbe ad ascoltarlo all’infinito. Anche i suoi scritti sono di una grande spiritualità. E se c’è un pianoforte a portata di mano, le sue mani scorrono sui tasti bianchi e neri come un foulard di seta e le note sembrano non finire mai. Quando la musica termina, apri gli occhi, pensi…era un angelo…no è Emanuele! Un vero peccato che queste mie parole scritte non siano accompagnate dalla sua musica neoclassica!

La odo, è intorno a me, mi avvolge in atmosfera di serenità…. Come solo i più grandi artisti possono esserlo, Emanuele è ovunque con le sue note, con la sua musica, la sua musica solida e con tutte le sue muse.

Vaifro Minoretti

deaminamagazine.it

 

SERGIO BELLOTTI
Qui di seguito una breve intervista rilasciatami da SERGIO BELLOTTI poco prima di lasciare Boston per andare a New York dove è stato invitato (dal Console Generale d’Italia, Natalia Quintavalle, il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Riccardo Viale, il Direttore dell’ICE, Pier Paolo Celeste, il Direttore dell’ENIT, Eugenio Magnani) a rappresentare l’Italia, con il gruppo SPAJAZZY, insieme ad altri insigni personaggi, nell’ambito dell’Italian National Day FESTA DELLA REPUBBLICA 2013 YEAR OF THE ITALIAN CULTURE IN THE US June 2, 2013).

Vaifro: da Bari a Boston un bel viaggio…
Sergio: si ma non e’ accaduto OVERNIGHT come si dice da queste parti. Bari, la mia città natale, dopo le avventure liceali, i primi gruppetti rock in cantine insonorizzate con i cartoni delle uova e qualche lezione di batteria, arrivati i vent’anni inizio’ a starmi stretta.
La prima “America” fu Torino, dove trovai una città ricca di possibilità per un giovane che era disposto a tutto pur di poter vivere “suonando”…. la sua passione.
Sale da Ballo dove ero il più giovane dei musicisti e dei clienti di almeno 30 anni. Night clubs dove si finiva alle 4 di notte per poi ritrovarsi al bar con tutti i colleghi a “briochare” sino alle 7… insomma la vera palestra.
Poi mi capitò la vera occasione della mia vita: le navi da crociera. Suonare, girare il mondo, imparare le lingue e iniziare ad esplorare altre realta… Come dire? Un sogno a colori e con tanto di piscina, stipendio e tanto divertimento.
Con la nave arrivano gli USA ma sopratutto la possibilità economica di poter risparmiare e provare la carta BERKLEE College.

Vaifro: il Berklee College è la scuola dove sei docente, giusto?
Sergio: si, dal 2.000 e cioè dopo due anni dall’aver completato i corsi con specializzazione in Performance.

Vaifro: ma come ci sei arrivato?
Sergio: attraverso una borsa di studio, ricevuta a Parigi, durante un’audizione con il celebre vibrafonista e allora vice direttore, Gary Burton.

Vaifro: beh, complimenti! Una borsa di studio e poi la docenza. Non è da tutti! E’ stato duro ambientarsi negli States?
Sergio: durante i primi anni a scuola ho cercato di lavorare talmente tanto sia sui banchi di scuola che di sera nei locali che non ho avuto tantissimo tempo per pensare al distacco dalla amata Italia o dalla famiglia. Negli USA se vuoi lavorare 25 ore al giorno lo puoi fare. Ed io mi sono subito immerso nella realtà, devo dire: molto meritocratica.
Dopo soli 3 anni avevo gia’ realizzato un CD (Spajazzy) con la partecipazione di Mike Stern (chitarrista di Miles Davis e che vanta una discografia e carriera live di tutto rispetto).
Assieme al mio collega Tino D’Agostino, abbiamo portato il progetto Spajazzy in giro per il mondo e grazie alle recensioni di riviste come jazzTimes e Downbeat (5 stelle ndr) continuiamo a lavorare qui negli USA e in Europa, sia in clubs, che Festival, ma anche per eventi privati dove il Jazz “Made with Italian Components but assembled in the US” è molto gradito e richiesto.

Vaifro: quindi fate un genere a cavallo tra il Jazz e?
Sergio: credo che il nome la dica lunga e poi dalla nostra versione di Estate (ndr Bruno Martino) sino alla recente “Coltranapoli” (composta da Bellotti) il sound Made In italy traspare in tutti i brani, anche quelli di matrice piu’ Electric-Fusion Americana.
In realtà parte sempre tutto da una melodia e poi il resto evolve in maniera naturale.

Vaifro: e altre collaborazioni?
Sergio: insegnare alla Berklee e vivere a Boston (che poi dista solo 4 ore di auto da NY) significa essere davvero nel cuore della scena americana o almeno quella della East coast.
Ci sono tanti concerti e poi le famose jam session serali dove gli artisti di un certo calibro vanno ad esibirsi solo per “il piacere di farlo”.
Senza contare che alla Berklee abbiamo stages (seminari) quasi ogni settimana con grossi nomi. Già da studente mi capitò, per esempio, di accompagnare il grande chitarrista di NY Wayne Krantz (Brecker Brothers, Billy Cobham, etc).
Nel 2006 ho avuto la fortuna di essere stato chiamato a sostituire Vinnie Colaiuta (batterista di Sting ndr) per la crociera Smooth jazz capitanata dal grande Bob James. Lì in soli 10 giorni ho suonato con Tom Scott, Dan Siegel, Bob James e il grandissimo Robben Ford.
Inoltre con Mike Stern ho appena registrato tre nuovi brani (di cui due mie composizioni) che assieme al co-leader del gruppo , Tino D’Agostino, faranno parte del nuovo “Spajazzy” dal titolo “Al Dente. Il CD e’ prodotto da Steve Hunt (tastierista sui dischi storici di Allan Holldsworth) che suona abitualmente con noi dal vivo qui negli USA ma anche, per gran parte delle date, oltreoceano.

Vaifro: e a Boston quanto suoni? Vedo sul tuo sito web che sei almeno 6 volte all’anno in giro per il mondo.
Sergio: in effetti viaggio parecchio, ma con gli impegni didattici e di famiglia cerco di limitarmi a delle trasferte di 10-15 max. Questo mi lascia il tempo di esibirmi con WejazzUp, ogni settimana, nello storico “Slades” di Boston, dove siamo stabili dal 2007. Una vera palestra per me e per i miei studenti, alcuni dei quali vengono dall’ Italia per un’esperienza a 360 gradi. Lezioni, jam sessions e ascoltare, masticare tanta musica.

Vaifro: ma il tempo per gestire il tuo negozio dove lo trovi? Mi sembra una struttura grande e vedo in cartellone tante attivita’ anche li
Sergio: 247drums (24/7 negli USA vuol dire 24h sette giorni su sette ndr) l’ ho aperto nel 2001. Per fortuna (e scelta) è ubicato a pochi metri dalla mia abitazione e quindi riesco a gestirlo piuttosto agevolmente con l’aiuto di personale qualificato. Funziona perche’ posso contare del supporto prezioso dei miei colleghi alla Berklee e dei miei studenti, nonche’ del parco clienti ormai in piedi in questi primi 12 anni di attivita’.
A parte il commercio, cerco di mantenere uno spirito di ritrovo e scambio culturale, infatti ogni sabato abbiamo sempre tanta gente che viene semplicemente a trovarci,scambiar due chiacchiere,conoscere colleghi e perche’ no? Bere un bell’espresso fatto “on site”. Inoltre una volta al mese ospitiamo workshops (master class) con grossi nomi della percussione mondiale. Abbiamo avuto Mike Mangini (Dream Theater), Skip Hadden (Weather Report), Dave Mattacks (Paul McCartney) e tanti altri.

Vaifro: cosa prevedi nel futuro di Sergio Bellotti?
Sergio: preferisco prevedere poco e semplicemente coltivare le oppurtinita’ che mi si presentano. Non avevo previsto neanche la meta’ di quello che faccio oggi. Il grande John Lennon diceva ” Life is What Happens to You While You Make Plans”. Di sicuro sento molta energia positiva e desiderio di cambiamento e nuovi stimoli ma anziche’ dire quello che ho in mente di fare, preferisco concentrarmi sul farlo.

Vaifro: a quando in Italia?
Sergio: nel 2013 ci sono venuto gia’ 3 volte ed a Settembre (dopo un weekend al Drumming Lab di Parigi) saro’ in commissione al concorso internazionale patrocinato dalla Percussive Arts Society Usa in Italia (www.italypas.it). 5 giorni sull’adriatico in cui oltre a fare da giuria per le nuove promesse del drumming nazionale e non, mi esibiro’ live e condurro’ delle master classes. A Novembre prevedo un’ altra venuta in Svizzera e Italia per altri concerti e appuntamenti didattici. Avrò anche delle date per delle convention nel mondo finance e da calendarizzare, una serie di eventi privati in Russia, dove l’interesse per la musica jazz Electric-Fusion con nomi internazionali, è molto richiesta. In ogni caso, si può sempre consultare il mio sito http://www.sergiobellotti.com

Vaifro: grazie Sergio, è sempre un piacere poterti incontrare e intervistare.
Sergio: piacere mio! Sono io che ti ringrazio! Sono le persone come te che promuovono il Made in Italy con passione e impegno e che ci fanno uscire dal clichè pizza e mandolino… che desidero incontrare! Non dimentico come ci siamo incontrati, vedere degli arredi di artigiani toscani e umbri a casa di amici è stato come respirare una boccata di ossigeno, di storia e cultura, che fanno da sempre grande l’Italia nel mondo.
Ti dirò di più, a breve avrò modo d’incontrare Renzo Arbore, anche lui invitato a NY (ndr FESTA DELLA REPUBBLICA 2013 YEAR OF THE ITALIAN CULTURE IN THE US) e che ha promosso il talento italiano, come pochi.

Vaifro:Una cosa mi sento di dire su Sergio, quello che ti rende grande, oltre al fatto che insegni nella migliore scuola di musica al mondo (!!!!) ed alla tua poliedricità come artista e imprenditore (con il negozio 247Drums)….. è la tua umiltà! Spero che questo sia motivo d’ispirazione per molti.

Vaifro Minoretti

deaminamagazine.it

 

ALESSANDRO VISI
Alessandro Visi quando il made in Italy è eccellenza
Alessandro Visi quando il made in Italy è eccellenza – Vaifro Minoretti
La Gr&Partners ha incontrato Alessandro Visi casualmente, in quello che è il suo lavoro di ricerca delle eccellenze del made in italy, tra gli storici e gli emergenti che ogni giorno rendono alto il significato di tale definizione anche quando tutto, intorno, sembra dirti e farti credere il contrario… e che, con il loro talento, ti rendono orgogliosa di essere italiana. Certa che cultura, storia ed eccellenza continueranno a sopravvivere perché abbiamo avuto, abbiamo e avremo, degli esempi da seguire. Alessandro visi è un esempio.

ALESSANDRO VISI raro e prezioso minusiere nasce a Ponte di Poppi nel ’51. Ama costruire mobili. Lo fa da una vita. Ama risolvere problemi legati “alle misure” e agli spazi e riuscire in quello che altri hanno considerato “troppo complicato”. Realizza anche “pezzi unici” (datati, firmati e catalogati), pezzi originati da un pensiero intimo, il cui scopo è quello di arricchire l’ambiente dove verranno collocati.

Tutti i suoi mobili nascono nella bottega di Ponte a Poppi nella provincia di Arezzo, la bottega di famiglia che ha visto nascere anche quelli di suo padre Ivo (falegname) e di suo nonno Aristodemo (ebanista). Tutti i mobili che costruisce sono fatti interamente a mano ed in legno vero, costruiti a regola d’arte e con tecniche tradizionali. Utilizza diversi tipi di legno: ciliegio, cipresso, faggio, frassino, mogano, noce e noce canaletto, olivo, olmo, pioppo, tiglio ed il tek. Nel tempo ha realizzato cucine, armadi, porte, librerie concependole sulle misure e sugli spazi disponibili, con un occhio attento all’armonia d’insieme.

Una persona con pensieri gentili non potrà mai essere brutta. (…) Se ha pensieri gentili, questi le illumineranno il viso come raggi di sole, e apparirà sempre bella (Roald Dahl) Questa è la frase che mi viene in mente quando penso ad Alessandro Visi. È una persona garbata e gentile. È un artista che prima di parlare di sé ti parla di altri artisti o emergenti e delle meraviglie della Toscana.
Che dire? Una rarità!

Qui di seguito la breve intervista rilasciatami:

Cos’è per te il “Made in Italy”?
Potrei parlarti per ore di cosa “era” il Made in Italy. Sintetizzando: era una grande abilità nel coniugare manualità e pensiero, in una parola “artigianalità”. Poi è arrivato il “boom” (parola azzeccata che ricorda uno scoppio) degli anni ‘60 … e lì è iniziata la truffa. Al grido di “tutto per tutti” … e per gli artigiani è iniziato l’inesorabile declino. I “furbi”, invece, hanno iniziato ad impiantare aziende (con la complicità della politica e delle banche) basate sul niente, cominciando ad educare all’ ignoranza e all’ arroganza. un esempio per tutti, la decantata e esaltata “moda italiana” ha trasformato le persone in “uomini sandwich” (portatori di informazioni pubblicitarie). Sugli abiti non conta più la qualità o lo stile, conta solo il “marchio” ora ribattezzato “brand”. Il “Made in Italy” oggi è un cumulo di macerie.

Perché ti definisci “minusiere” e cosa è per te l’artigiano?
Il termine “minusiere” deriva dal francese “menuisier” ed era un costruttore di mobili che lavorava di fino (menu) assemblando ad incastro le diverse parti da cui è composto un mobile. In altre parole era colui che progettava e realizzava la struttura del mobile, che poi passava nelle mani dell’ebanista che la rivestiva (con impiallacciatura o tarsia) di legni pregiati. Il lavoro del minusiere era importantissimo per la durata del rivestimento dell’ebanista, al quale serviva una struttura molto stabile sulla quale posare il proprio lavoro.

Nel tempo, però, il termine “minusiere” è scomparso mentre sono rimasti quelli di “falegname” ed “ebanista”, quest’ultimo usato impropriamente da due secoli. Oggi molti si definiscono impropriamente ebanisti, a mio avviso gli ultimi veri ebanisti sono stati: Piffetti, Prinotto, Bonzanigo, Bolgiè e forse Maggiolini… tutti scomparsi da più di due secoli, con loro l’arte italiana di costruire mobili ha raggiunto il suo apice, ineguagliato nel mondo intero. Nella mia ricerca di costruire mobili cerco di mettere sempre più in evidenza la struttura del mobile, un modo per portare alla luce il prezioso lavoro del minusiere che è sempre rimasto nascosto sotto quello dell’ ebanista. L’ ultimo mio lavoro “nudo” (illustrato quì a fianco) ne è un esempio, preciso che la parte esterna della sua struttura è verniciata a tampone e gommalacca da me considerata la più alta finitura per legno. Questo è essere artigiano.

Cosa mi dici sull’esclusività e unicità?
Esclusività, lo dice il suo significato: escludere molti. Si può dire che una cosa è esclusiva quando sia preziosa intrinsecamente e prodotta in pochissimi esemplari se non addirittura in un unico esemplare, in questo caso si può parlare di unicità. A questo proposito mi viene in mente una “prestigiosa” fabbrica di mobili italiana che ha basato la sua ultima campagna pubblicitaria su questo slogan: “i nostri mobili sono costruiti come se fossero pezzi unici” quando l’ho vista sono allibito… cosa vuol dire: come fossero pezzi unici… sono o non sono pezzi unici? … non lo sono! Però cercano di spacciarli per tali. È questo il concetto che ha rovinato il “Made in Italy”… voler vendere per artigianale quello che invece è industriale.

Come vedi il tuo lavoro nel futuro?
Quando qualcuno mi domanda come sto? Rispondo: “mi considero terminale”. Essere artigiano non ha quasi neanche più un presente, il suo ruolo è sepolto sotto le macerie. Ma il suo “pensiero” trascende il tempo e rimane al sicuro in quello che ognuno di noi ha “fatto”.

Grazie Alessandro (per gentile concessione della GR&partners a Vaifro Minoretti per Deamina Magazine)

deaminamagazine.it

 

DAVIDE MESSINA
Ciao Davide benvenuto.
Quando sei nato?

Nel lontano 1971

Raccontaci brevemente del tuo lungo percorso artistico, dove hai imparato l’arte?

Per passione e frequentando locali storici dalla Corte dei Miracoli al Bel Sit con Franco Neri e cosi via….così ha inizio la mia carriera

Questo percorso artistico é stata una tua scelta?

Si!

La tua famiglia era d’accordo?

Si!

Il tuo primo spettacolo? Cab 41 Torino se non sbaglio….

Il mio primo spettacolo è stato proprio al laboratorio del Cab 41, locale storico di Torino

A chi ti se ispirato per il tuo personaggio?

A nessuno in particolare. Davide è nato come animatore, è poliedrico. Ti faccio dall’ambulante pugliese al mafioso siciliano…sono un personaggio che ha un repertorio vasto di monologhi e riesco ad intrattenere per ore il pubblico. Mi sto specializzando sempre piu’ nei monologhi che sono il mio punto artistico di forza e di cui non posso farne a meno. Il pubblico da 0 a 90 anni non si è ancora stancato di me. Mi adatto a tutte le situazioni senza avere pretese di prevalere su nessun collega o personaggio.

Se non fossi diventato un artista, un comico…

Chef! Amo cucinare e anche in questo ci metto tutto il mio amore

Come ti descrivono i tuoi colleghi…

Ho molta affinità con i miei colleghi. Rispetto molto loro e loro me.

L’umiltà in questo lavoro è l’ arma vincente. Per ora mi descrivono, se vuoi proprio sapere, come un cabarettista dalle mille sfaccettature. Non c’è situazione dove non mi trovi fuori luogo.

Tuoi progetti a breve…

Work in progress….alla Cascina Grande di Rozzano a Settembre partirà il progetto aperto a tutti chiamato laboratorio LAB. Ti anticipo che questo progetto sarà esteso sempre in autunno anche ad Aosta. Non è detto che il progetto possa essere un trampolino di lancio per nuovi talenti rozzanesi e non.

Ti sei esibito in molte location importanti, teatri ecc….la prossima se puoi anticiparla…

Come sai siamo in piena stagione, consiglio di seguirmi sul mio profilo fb.

Cosa ti senti di dire a chi vorrebbe iniziare la carriera del cabarettista….

Umiltà, passione ma soprattutto crederci

Per chiudere, Rozzano cittadina conosciuta per gli anni che furono, ma terra di grandi talenti, cosa rispondi…

Invito tutta la cittadinanza di Rozzano e non a seguire da Settembre il nuovo LAB di cabaret alla Cascina Grande per conoscerci. Ricordo che è aperto a tutti. Vi aspetto!

Ciao Davide, grazie.

Vaifro Minoretti

 

MATTEO VANZOLINI
Come un onda silente del suo mare emerge il sorriso di Matteo, simpaticissimo giovane design di Rimini.

Mi è stato presentato da una buyer internazionale nei mesi scorsi. Di lui mi ha colpito subito la positività che trasmette con le sue parole, i suoi gesti, il suo sorriso.

Nel descrivere il suo lavoro riesce a fare apparire innanzi al suo interlocutore una sfilata delle sue meravigliose creazioni.

Matteo è una grande rivelazione della creatività artigianale del Made in Italy.

Matteo Vanzolini è nato a Rimini nel 1983 e negli anni di formazione sviluppa passione e spiccato senso estetico per la calzatura femminile. Ha conseguito la maturità artistica diplomandosi successivamente shoes designer presso il C.E.R.C.A.L – Centro Ricerca e Scuola Internazionale Calzaturiera di San Mauro Pascoli (FC), in uno dei distretti industriali italiani più rilevanti nell’ambito della calzatura. Grazie a un percorso formativo poliedrico per brands sanmauresi e marchigiani, matura esperienza nella pratica e supervisione tecnica e sempre più passione per lo studio stilistico; diventerà determinante l’incontro con lo stilista Diego Dolcini, come suo assistente personale per la prima linea. Questa esperienza sarà fondamentale per una formazione tecnico/stilistica più globale e sempre più affine alla sua passione; con l’ufficio stile lavora anche alle capsule collections per il brand Scholl, Scholl Fashion e Scholl Luxury. Dopo anni di collaborazione, Matteo decide di mettersi in proprio creando il proprio brand diMètiu, iniziando un personale nuovo percorso rivolto sempre ed esclusivamente alle calzature femminili.

Che dire ancora di lui… Matteo, un ragazzo da conoscere!

Vaifro Minoretti

deaminamagazine.it